Cesvi, il lavoro in LIBIA

Cesvi, presente in Libia dal 2011, è stata la prima ONG italiana a intervenire all’indomani della primavera araba.

Le prime attività sono state di natura umanitaria, per far fronte all’emergenza e alle necessità dettate dal conflitto: distribuzione di cibo e aiuti non alimentari alle famiglie più vulnerabili e iniziative di cash for work. A partire dall’anno successivo, in collaborazione con UNHCR, Cesvi ha cominciato ad occuparsi della protezione di sfollati interni e rifugiati, richiedenti asilo e migranti irregolari, provenienti principalmente dalla Siria e dall’Africa sub-sahariana. Il progetto si concentrava su individui e famiglie che necessitavano di assistenza medica, finanziaria e psicosociale. A ciò si aggiungeva l’impegno nella formazione e sviluppo delle capacità delle autorità libiche al fine di mettere a punto soluzioni di più lungo periodo e garantire un miglior coordinamento tra le parti.

Il progetto sanitario nell’area di Gharyan, Sabratha, Surman, Homs prevedeva l’incremento dell’accesso ai servizi sanitari nei centri di detenzione e nei principali campi sfollati di Tripoli, il miglioramento del servizio sanitario stesso, l’aumento del numero di pazienti riferiti a strutture sanitarie esterne, l’apertura o la riabilitazione di ambulatori. Da allora ad oggi, Cesvi ha operato nella Libia occidentale e orientale in piena continuità con gli anni precedenti.

A Tripoli è presente un centro sociale in cui 120 richiedenti asilo trovano un posto sicuro per incontrarsi e per il supporto reciproco Le attività principali condotte dallo staff di Cesvi nel Centro sono di tre tipi: educazione informale, supporto psicosociale ed eventi di socializzazione e sensibilizzazione. Clicca sul link di seguito per leggere l’articolo completo sul nostro lavoro in Libia:

https://www.cesvi.org/notizie/tripoli-un-centro-sociale-rifugiati-richiedenti-asilo/

FOTO: Giovvani Diffidenti

La storia di Bereket e Kali

La storia di Bereket

Bereket (nome di fantasia) è un bambino eritreo di 5 anni affetto da sordomutismo. La madre ha cercato di portarlo in Europa per garantirgli l’assistenza medica che nel Paese di origine non riusciva a ottenere, ma è stata fermata e rinchiusa con il figlio in un centro di detenzione. Bereket, oltre a essere molto piccolo, soffre anche di una forma di disabilità che gli rende difficile relazionarsi con gli altri bambini. Questa condizione è peggiorata dalla permanenza nel centro di detenzione.

Lo staff di Cesvi ha segnalato il caso di Berek alle agenzie ONU di competenza e ha offerto sia al bambino che alla madre il sostegno psicosociale di cui avevano bisogno. L’intervento dell’ONU e le pressioni sulle autorità che gestiscono il centro hanno fatto sì che Bereket e la madre potessero essere rilasciati. Al momento si trovano in uno spazio sicuro, in attesa di ricevere adeguata assistenza medica.

La storia di Kali
Kali (nome di fantasia) è una bambina di 4 anni e viene dalla Guinea Bissau, un paese dalle difficilissime condizioni politiche ed economiche. Il padre di Kali decide di decide di fuggire portandola con sé, in cerca di condizioni di vita migliori. Entrambi vorrebbero arrivare in Italia quindi si imbarcano in Libia per raggiungere il paese attraverso il mediterraneo ma vengono intercettati dalla Guardia Costiera libica.

Solo pochi terribili attimi per decidere il destino di una vita intera: il padre si getta in acqua per sfuggire alle autorità, e Kali resta sola sul gommone che avrebbe dovuto traghettarla verso un nuovo inizio. Viene condotta in uno dei centri di detenzione di Tripoli in cui lavora Cesvi. Gli operatori le forniscono subito una prima assistenza psicosociale e, dai racconti della bambina, cercano di capire la sua storia. Il suo caso viene riportato alle agenzie ONU competenti perché ne richiedano il rilascio e il ricongiungimento con il padre.

Nel frattempo, la bambina viene seguita dalla psicologa e dallo staff di Cesvi, che la coinvolge in attività ricreative e psicosociali per tenere monitorate le sue condizioni e supportarla, per quanto possibile, nel difficile contesto del centro di detenzione. A seguito delle pressioni delle agenzie ONU e del sostegno dell’ambasciata della Guinea Bissau, Kali è stata rilasciata e ora si trova in uno spazio sicuro, in attesa di essere ricongiunta con il padre.

 

Uisp Bergamo: venerdì 30 novembre si parla di Europa e sport

Si terrà venerdì 30 novembre presso l’Università degli Studi di Bergamo in via dei Caniana n°2, il Convegno, di rilevanza nazionale patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Regione Lombardia, “L’Europa e lo Sport”, organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Bergamo in collaborazione con l’UISP.

L’incontro sarà l’occasione per parlare di contrasto alle discriminazioni e disuguaglianze di genere.

L’appuntamento si inserisce nel ciclo annuale di incontri promossi dalla cattedra di Diritto dell’Unione Europea, che da anni propone lo sport al centro di una riflessione interdisciplinare. Focus del Convegno sarà la tematica “sport, discriminazioni e genere” con interventi di relatori ed esperti incentrati sui temi della parità di genere nello sport, sulla rappresentazione mediatica delle donne nello sport, sulle discriminazioni delle donne in ambito sportivo, e sull’esperienza della carta Europea dei diritti delle donne nello sport realizzata dall’Uisp.

Tra i relatori, oltre al Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e al delegato CONI Lombardia, Lara Magoni, la giornalista Sabina Gandolfi e numerosi dirigenti della Uisp, tra cui il Presidente nazionale, Vincenzo Manco, il Presidente UISP Lombardia, Stefano Pucci e la Responsabile nazionale UISP Politiche di Genere e diritti, Manuela Claysset.

 

Migrazioni – il lavoro di Cesvi

Secondo UNHCR, ogni minuto 20 persone sono costrette a lasciare la propria casa. Povertà, conflitti e persecuzioni sono all’origine delle migrazioni forzate, cresciute esponenzialmente tra il 2012 e il 2015, fino a raggiungere oggi la quota di 65,6 milioni di uomini, donne e bambini in fuga contro la propria volontà. Teatro di tale emergenza umanitaria è soprattutto la Libia, che nel 2011 ha visto lo scoppio di una vera e propria guerra civile a seguito dei moti d’insurrezione popolare delle primavere arabe. All’inizio di marzo 2011, Cesvi è stata la prima organizzazione italiana a intervenire in Libia e tuttora è tra le pochissime attive nel Paese. A Tripoli e Bengasi ha assistito più di 6.000 persone: di queste, il 40% sono minori e il 50% donne.

Oggi la nostra organizzazione è un punto di riferimento per i programmi di protezione delle Nazioni Unite (UNHCR) rivolti ai rifugiati e richiedenti asilo provenienti in maggioranza da Palestina, Sudan, Siria, Iraq, Eritrea e Somalia.

La Libia è infatti un Paese sia di arrivo che di transito per migranti e rifugiati in fuga dall’Africa sub-sahariana e dal Medio Oriente. Un elemento trasversale a tutti i nostri interventi è il supporto psicosociale per il superamento del trauma vissuto durante il fenomeno migratorio da bambini, donne, adulti liberi o rinchiusi nei centri di detenzione, oppure residenti nei campi profughi.

Oltre che in Libia, interveniamo anche a supporto dei sistemi di accoglienza di Paesi che faticano a gestire i massicci flussi migratori che attraversano i loro confini, come Libano e Uganda. Sappiamo infatti che ben l’86,5% dei 65 milioni di persone in cerca di asilo trova accoglienza in Paesi del Sud del mondo e meno del 10% arriva in Europa. Di questi 57 milioni di persone, 40 milioni trovano rifugio all’interno dei propri confini nazionali (fonte Migrazioni, Ambrosini).

In Libano si stima la presenza di oltre un milione di profughi siriani su una popolazione di 6 milioni di abitanti. I nostri progetti favoriscono l’inclusione socioeconomica delle persone più vulnerabili, con un focus su giovani e donne. Cesvi organizza corsi educativi e di formazione professionale e tecnica, fornisce supporto alle piccole e medie imprese e agevola la creazione di posti di lavoro. Nel fragile contesto libanese, tali attività facilitano la coesione sociale e il dialogo interculturale, contribuendo alla stabilizzazione nelle aree di intervento.

L’Uganda è oggi il terzo Paese al mondo per numero di rifugiati. In un solo anno e mezzo ha visto arrivare dal vicino Sud Sudan 700.000 persone, di cui oltre la metà minori di 18 anni (58%). L’attuale popolazione rifugiata è di quasi un milione e mezzo di persone (UNHCR, marzo 2018). Cesvi opera in collaborazione con UNCHR nel campo profughi di Palabek, nel distretto nord-ugandese di Lamwo, che accoglie circa 32.000 rifugiati sud-sudanesi. Le attività intendono rispondere ai bisogni più immediati di sicurezza alimentare, rafforzare i mezzi di sussistenza della popolazione – riducendo al tempo stesso l’impatto ambientale del campo – e promuovere la coesistenza delle comunità rifugiata e ospitante.

FOTO: Giovvani Diffidenti

Con UISP contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. L’Uisp scende in campo per i diritti. Parla M. Claysset

Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Come ogni anno l’Uisp si mobilita per sensibilizzare sportivi e cittadini su questo tema e promuovere pari diritti e dignità per tutti “Ora più che deve crescere il nostro impegno ad agire – dichiara Manuela Claysset, responsabile politiche di genere e diritti Uisp – perché non basta una giornata per essere consapevoli di quanto sia pesante, diffuso e drammatico il problema della violenza e della disparità di genere, ma occorre un impegno continuo e costante su tutto il territorio”.

“Per questi motivi crediamo sia necessario, oltre ad organizzare iniziative contro la violenza, continuare a promuovere le politiche di genere e vogliamo farlo assieme ai diversi soggetti impegnati su questo versante – continua Claysset – Infatti, per contrastare la violenza di genere occorre conoscere e far conoscere l’impegno portato avanti da diverse realtà, diffondendo i dati che le Associazioni delle donne, la rete DIRE e i Centri Antiviolenza continuano ad evidenziare, in modo da creare con le organizzazioni del territorio una rete di contrasto che sia davvero un presidio a cui far riferimento”.

Sono molte le iniziative Uisp in programma in varie parti d’Italia, con attività sportive e culturali, momenti di incontro e riflessione, aperte a uomini, donne e giovani, per condividere occasioni di crescita e confronto. Le corse, in particolare, saranno al centro delle proposte Uisp:

Iniziamo con la 7° edizione della corsa per dire no alla violenza sulle donne, promossa dall’Uisp Bolzano. Domenica 25 è in programma una corsa non competitiva cronometrata su un percorso di 5 km rivolta agli sportivi e una camminata su un percorso più breve di 3 km aperta a tutti, famiglie, anziani, persone con disabilità. La partenza è prevista alle 10.30 e i percorsi si snoderanno lungo alcune vie del centro storico e lungo le passeggiate e piste ciclabili del Talvera. Punto di partenza e d’arrivo sarà il piazzale antistante il Museion, location centrale dove verranno allestiti stand informativi dei servizi della Rete dei servizi contro la violenza di genere, coordinata dal Comune di Bolzano e un palco per le premiazioni e le perfomances artistiche. Per info clicca qui

A Caselle (To) è in programma “Liber* di muoversi”, camminata promossa dall’Uisp Ciriè-Settimo-Chivasso. Il ritrovo sarà in piazza Boschiassi alle 9.30, la partenza è prevista per le 10.15. Tutti i partecipanti sono invitati a indossare un capo o un accessorio arancione, colore simbolo della Giornata. Per info clicca qui.

Il 25 novembre si terrà anche “I Run for Barbara”: corsa podistica e camminata non competitiva ludico ricreativa di 6 km a Santo Stefano Belbo (Cn). Il ritrovo è fissato alle 9 in piazza Umberto I e la partenza alle 10. Tutto il ricavato sarà devoluto in beneficenza.

A Torino, invece, saranno protagoniste le attività più destrutturate e freestyle grazie alla società Uisp Longboard Crew Italia che, domenica 25 novembre, organizza l’evento “#25novembrescegliTU“. Dalle 10 alle 17 in via Roma, lato piazza Castello, è in programma una giornata di sport contro le discriminazioni: si potranno provare gratuitamente longboard skate, slacklining e street soccer in compagnia degli istruttori Longboard Crew Italia, Torino sul filo e Panna Italia.

Il Comitato Uisp Lariano propone, invece, due giornate di sport a partire da sabato 24 novembre, quando presso la palestra dell’Istituto Pessina di via Lucini n.3, a Como, dalle 15.30 alle 17.30 si svolgerà la seconda edizione di “Impariamo… per vivere”, una lezione gratuita con prove pratiche di sicurezza personale che vedrà la partecipazione dei maestri dell’Asd Accademia Judo Como. Per info clicca qui.

Domenica 25, invece, ci si trasferirà sul lago dove, in collaborazione con la Scuola Annje Bonnje, si terrà una giornata di vela per le donne, un percorso che unisce la disciplina nautica e la storia dell’arte e dell’architettura. Il programma prevede la partenza dal porto di Domaso alle 10: dopo una breve lezione teorica sulle andature e armo, si visiteranno Gravedona, l’Abbazia di Piona e l’antico bordo di Corenno Plinio. Per info clicca qui.

L’Uisp Torino organizza per venerdì 23 novembre “Una foto per uno scatto. Contro la violenza mettici la faccia”: laboratori sul tema della violenza sulle donne dalle 16 al centro culturale Anch’io di via Ada Negri 8/a. per info clicca qui.

Venerdì 30 novembre è in programma, presso l’Università degli Studi di Bergamo in via dei Caniana 2, il convegno patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Regione Lombardia, “L’Europa e lo sport”. L’evento è organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università in collaborazione con l’Uisp e si inserisce nel ciclo annuale di incontri promossi dalla cattedra di Diritto dell’Unione Europea, che da anni propone lo sport al centro di una riflessione interdisciplinare e quest’anno si concentrerà su discriminazioni e disuguaglianze di genere.

Alla scoperta della Carbon Footprint

Non impronte sulla spiaggia, la Carbon Footprint è l’impronta ecologica: un indicatore dell’impatto che le attività umane hanno sull’ambiente, con particolare riferimento ai cambiamenti climatici.

Curiosi di sapere cosa si può fare per ridurre il vostro impatto di CO2 per il bene dell’ambiente?

Guardate il video dell’esperto in materia Jackson Carpenter!

NB: è in inglese, per seguire meglio cliccate sull’icona delle impostazioni e inserite i sottotitoli

Rigenerare spazi urbani per la salute

“Rigenerare spazi urbani per la salute. Strategie comuni e azioni di cambiamento per il benessere dei cittadini”: è questo il titolo del convegno che si terrà a Marghera giovedi 22 novembre, organizzato dalla regione Veneto in collaborazione con l’Uisp. Obiettivo dell’incontro è promuovere sinergie e alleanze tra i decisori politici e gli altri promotori di salute, facilitando lo scambio di informazioni e di esperienze per delineare strategie intersettoriali di rete, al fine di favorire la rigenerazione urbana e ambientale, determinando un impatto positivo di salute sui cittadini e sulle comunità.

Tradotto in uno slogan: migliorare la vita delle persone.

Sì, ma come?

Scopritelo guardando il video con le interviste a Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp e Stefano Pucci, responsabile Politiche Uisp per la salute e l’inclusione, che inquadrano questo convegno all’interno di una visione nazionale Uisp.

Giovani e lotta alla disparità di genere in India

Negli ultimi decenni in India quello della parità di genere è un tema che ha visto uno sviluppo in senso fortemente peggiorativo. Negli ultimi 20 anni oltre 50 milioni di bambine non hanno superato l’età di sei anni. Il censimento del 2011 ha rivelato un dato sconcertante sul rapporto tra il numero di ragazzi e di ragazze, svelando come ci fossero solo 919 donne ogni mille uomini, la peggiore rilevazione dal 1948: l’evoluzione di questo dato, che troppo spesso la propaganda ha invece mostrato in crescita, ha segnato in realtà una caduta verticale. Tutto questo è sintomo anche di una società ancora preoccupantemente patriarcale e maschilista, dove la preferenza per i figli maschi è palesata in tutti gli aspetti della vita.

Per non limitarsi alla semplice constatazione del fenomeno, ma agire per contrastare questo intollerabile clima discriminatorio ActionAid India ha lanciato diverse campagne con l’obiettivo di svegliare la coscienza collettiva e battersi contro ogni forma di discriminazione.

Tra le altre, la campagna Beti Zindabad da anni si impegna a contrastare fenomeni quali la diminuzione del rapporto di nascite tra bambini e bambine (dovuto anche a pratiche discriminatorie nonché illegali come la selezione pre-natale di genere), la mancanza di accesso alle cure e all’educazione per le bambine, i matrimoni con minorenni, gravidanze forzate e molte altri fenomeni di esclusione e discriminazione di genere.

Anche il progetto Agente 0011 ha voluto contribuire al contrasto di questo grave problema, coinvolgendo i più piccoli per la costruzione di una società maggiormente equa e aperta.

La missione, completata in due comunità e in una scuola elementare a Kolkata, in India, il 18 e il 20 aprile 2018, ha visto le ragazze e i ragazzi (11-16 anni) e i bambini (6-8 anni) partecipare a processi partecipativi durante i quali sono stati chiamati a esprimere le proprie idee e opinioni su diversi temi, in particolare sulla parità di genere.

L’opinione condivisa dalle ragazze in merito all’integrità fisica è che ci sono molti miti/errate convinzioni associati all’idea del sesso e del corpo femminile. Hanno sollevato una richiesta per il proprio diritto al controllo e alla possibilità di prendere decisioni riguardo al proprio corpo e al loro diritto alla salute, sollevando alcuni argomenti sulla sicurezza femminile in ambito scolastico. Sul tema della sensibilità verso la disparità di genere, le ragazze hanno sottolineato l’importanza di un numero sufficiente di bagni separati, nella comunità e a scuola, con acqua corrente, pattumiere per gli assorbenti, illuminazione e protezione adeguate.

Per saperne di più sulla campagna contro la disparità di genere in India guarda il video qui sotto e vai sul sito https://www.actionaidindia.org/campaigns/beti-zindabad/

Attivarsi a scuola per la parità di genere!

ActionAid lavora in tutto il mondo per garantire il diritto all’istruzione di bambine e bambini, ragazzi e ragazze. Dal 2011 ci occupiamo di diritto all’istruzione anche in Italia, proprio perché per noi la scuola non è solo un edificio ma un luogo che dovrebbe stimolare il cambiamento e l’inclusione sociale dove i giovani possono sperimentare nuove forme di partecipazione civica e imparare ad essere cittadini attivi sul proprio territorio.. Lo facciamo ad esempio grazie al progetto “Italia del Futuro” realizzato in scuole dell’Aquila, Napoli, Bari e Reggio Calabria.

Durante l’anno scolastico 2017/2018 alcune delle classi coinvolte nel progetto hanno partecipato al percorso “Nei panni dell’altra” che ha l’obiettivo di decostruzione degli stereotipi di genere. Come a Napoli, dove la I C della scuola media Bordiga nel quartiere di Ponticelli ha affrontato il problema degli stereotipi di genere e del rispetto delle differenze grazie al teatro..

Martina, studentessa che ha partecipato al percorso ci racconta che “Il laboratorio “Nei panni dell’altra” è un percorso che indaga sugli stereotipi di genere. In televisione, nelle pubblicità in generale, siamo bombardati da immagini che ci abituano alle differenze di sesso. Con Francesco, nostro tutor, abbiamo ripercorso la storia della donna attraverso l’arte e abbiamo notato che il punto di vista è quasi sempre maschile, che è solitamente ritratta come musa, madonna, oggetto del desiderio. Abbiamo allora cercato delle pittrici che scardinano questo tipo di racconto e abbiamo individuato pittrici come Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo e scelto dei loro quadri da mettere in scena con i “tableaux vivant”, una tecnica che unisce la pittura al teatro. Divisi per gruppi, ognuno di noi si impersona attore e interpreta staticamente la figura di quadro. Per farlo abbiamo dei teli con i quali ci vestiamo e insieme stiamo in scena. Mi è piaciuto soprattutto che alcuni di noi hanno interpretato ruoli femminili pur non essendo femmine.”

Chiedendole della reazione dell sua classe al percorso Martina ci dice che “Inizialmente a non tutti è piaciuto perché avevamo idee differenti. Alcuni per esempio pensavano che se una donna gioca a calcio è una cosa strana oppure che la donna debba fare meno del maschio. Durante il laboratorio però abbiamo imparato di più a confrontarci su questo argomento e, attraverso la rappresentazione dei tableaux vivant, anche i più timidi sono riusciti a esprimersi meglio.”

Grazie al percorso con ActionAid, gli studenti e le studentesse hanno imparato di essere “tutti uguali. Uomini e donne.”

Bangladesh Firestarter Initiative – potere ai giovani!

Il Bangladesh è un paese con più di 150 milioni di abitanti, dei quali almeno un terzo non ha più di 15 anni: un patrimonio umano di grande valore se questi giovani avessero l’opportunità di essere inclusi all’interno delle proprie comunità. Tuttavia “il Bangladesh è un paese con una società piuttosto gerarchica ed è molto diffusa l’idea che i giovani non siano in grado di fare le cose” sostiene Priyangbada Chakma, project Manager del progetto Bangladesh Firestarter Initiative (BFI), e dunque c’è bisogno di lavorare tanto, soprattutto con la parte più vulnerabile della popolazione – i giovani, e in particolare le giovani donne e le ragazze – per far sì che l’integrazione dei giovani sia il più possibile inclusiva.

ActionAid Bangladesh, dal 2016, ha scelto di combattere questo pregiudizio accendendo il grande potenziale di questi ragazzi attraverso il progetto Bangladesh Firestarter Initiative. L’iniziativa mira al rafforzamento sociale, economico e politico dei giovani, dando sostegno a piccole organizzazioni giovanili emergenti e innovative, gestite per lo più da ragazze, giovani con minori opportunità o appartenenti a minoranze, che gestiscono progetti di advocacy fuori dalla capitale del paese, Dhaka, in particolare sulle tematiche di genere.

Scopo del progetto è di costruire le competenze dei giovani leader, fornendo loro formazione peer-to-peer e offrendo il supporto dell’organizzazione al personale delle associazioni. L’iniziativa ha l’obiettivo di fornire, attraverso il sostegno economico, l’insegnamento delle metodologie e la facilitazione nella creazione di network, quella spinta iniziale alle associazioni giovanili che permetta loro di sviluppare consapevolezza dei propri mezzi e del proprio valore, e di mettere in campo le competenze acquisite a favore di un cambiamento sociale sostenibile e davvero impattante.

Entrato nel suo terzo anno, il progetto ha già raggiunto importanti traguardi: nelle zone dove opera ha già supportato oltre 25 organizzazioni, coinvolgendo 600 ragazze e ragazzi in qualità di giovani leader delle proprie comunità rurali.

Trova maggiori informazioni qui https://www.queensyoungleaders.com/actionaids-firestarter-initiative-in-bangladesh/