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Goal 13: il cambiamento climatico non è una leggenda

23 aprile 2020
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L’Agenda 2030 delle Nazioni unite ha tra i suoi obiettivi la lotta al cambiamento climatico. È il Goal 13 a ricordarci che c’è un bisogno urgente di adottare misure concrete per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze.

Alzi la mano chi non hai mai sentito parlare di cambiamento climatico! Ormai è un tema che tocca da vicino tutti noi e nessuno può rimanere indifferente. Tanto per fare un esempio, gennaio 2020 è stato il più caldo mai registrato a livello globale e nel mese di febbraio si è arrivati a registrare fino a 20° gradi al Polo Sud!

Ma vi siete mai chiesti quali potrebbero essere le principali conseguenze socio-economiche del surriscaldamento della Terra? Sovraffollamento, ondate di calore, perdita di ore lavorative, svalutazione del capitale tra i possibili effetti. Vediamo come.

Il McKinsey Global Institute, una organizzazione americana che studia e analizza le tematiche di politica economica globale, ha pubblicato a gennaio un documento in cui prevede che in futuro saranno sempre più numerosi i Paesi del mondo colpiti dagli effetti del cambiamento climatico. Tali effetti avranno ricadute in vari ambiti: vivibilità e lavoro, alimentazione, beni fisici, servizi infrastrutturali e capitale naturale. Ad esempio, con l'aumento del riscaldamento e dell'umidità in India, entro il 2030, 160-200 milioni di persone potrebbero vivere in regioni con una probabilità del 5% di sperimentare un'ondata di calore superiore alla soglia di sopravvivenza per un essere umano. Il riscaldamento degli oceani potrebbe invece ridurre le attività di pesca, incidendo sui mezzi di sussistenza per 650-800 milioni di persone che si affidano a questo settore.

A essere colpito non sarà quindi solo l’ambiente, ma anche gli esseri umani e le attività a essi collegate.

L'adattamento può aiutare a gestire questi rischi, anche se potrebbe risultare incredibilmente costoso per le regioni interessate. I sistemi di adattamento – che si tratti di alghe (utilizzate sia come alimento per rispondere alla crisi alimentare, che per la produzione di biocombustibile), centri di raffreddamento (aree pubbliche costruite per combattere le ondate di alta temperatura nei Paesi maggiormente a rischio) o di colture resistenti alla siccità - avranno bisogno di un’attenzione collettiva, oltre a una condivisione dei costi. Mentre l’adattamento è al momento urgente ma ancora possibile, la scienza del clima ci dice che un ulteriore riscaldamento e un aumento del rischio potranno invece essere fermati solo riducendo le emissioni di gas serra a zero. Siamo quindi chiamati tutti a fare la nostra parte.

Per scoprirne di più leggi gli articoli completi qui e qui.



Responsabilità editoriale e i contenuti dell’articolo sono a cura dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)

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