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Squame di pesce? Facciamone plastica!

30 gennaio 2020
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Ebbene sì, è l’idea messa a punto da Lucy Hughes, una giovane studentessa inglese di 24 anni. Osservando la grande quantità di scarto della lavorazione del pesce (squame e pelle, principalmente) ha studiato il modo di derivarne un materiale che fosse simile alla plastica, ma più resistente e capace di dissolversi nel giro di 4-6 settimane. Convinta di poter utilizzare i prodotti di scarto rimanenti dalla manifattura del pesce per produrre qualcosa di sostenibile, Lucy ha condotto oltre 100 esperimenti prima di riuscire a individuare la formula adatta per la sua idea. Ciò che le serviva era un elemento che fungesse da collante per il materiale organico derivante dagli scarti del pesce, e l’ha individuato nell’alga rossa, una pianta molto comune nel mare.

Così è nata MarinaTex, un materiale più resistente della plastica (a parità di spessore), economico (perché viene prodotto con gli scarti e costa poca energia produrlo), ma soprattutto sostenibile, poiché si degrada nel giro di circa un mese (diversamente dalla plastica, che impiega anche centinaia di anni).

Una delle applicazioni in cui i materiali alternativi alla plastica potrebbero essere utilizzati sono, ad esempio, gli imballaggi alimentari, che producono una grande quantità di plastica monouso che spesso viene dispersa nell’ambiente.

 

Ascolta il racconto di Lucy, di come le è venuta questa brillante idea

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