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Report: quanto (e cosa) ci costerà la crisi globale?

17 marzo 2020
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É uscito da qualche giorno un nuovo report firmato WWF che, attraverso un innovativo modello di analisi, ha provato a calcolare l’impatto del declino dell’ambiente sulle economie, i commerci e l’industria di tutto il mondo. L’idea di base è mostrare gli effetti catastrofici non solo sulla natura, ma anche sull’economia, cui andremo incontro se non cambiamo il nostro stile di vita. Secondo la ricerca, continuando così, ci troveremo a dover sostenere un costo inimmaginabile, che si ripercuoterà sulle vite di milioni di persone.

Le evidenze ci dicono che il mondo sta cambiando molto più velocemente di quanto non abbia mai fatto prima. Il modo in cui ci nutriamo, produciamo e consumiamo energia e finanziamo le nostre attività sta distruggendo l’ecosistema su cui basiamo la nostra stessa vita. Prendendo in considerazione alcuni “servizi” naturali che l’ecosistema ci mette a disposizione (come l’acqua per l’agricoltura, la legna, la fauna marina, l’impollinazione dei fiori da parte degli insetti, la protezione dalle calamità naturali e altre) la ricerca vuole mettere in evidenza che se continuiamo a distruggere il nostro pianeta non solo dovremo affrontare una crisi ambientale senza precedenti, ma rischiamo di andare incontro a una crisi economica i cui contorni sono esplicitati nel report.

Tra i dati principali sicuramente vale la pena sottolineare quello del costo totale in termini di Prodotto Interno Lordo globale (ovvero l’insieme del valore di tutti i beni e servizi prodotti nel mondo): secondo la ricerca, il nostro stile di vita insostenibile ci costerà entro il 2050 ben 9.87 trilioni di dollari. Non riesci nemmeno a immaginarli? Hai ragione, prova a pensarli come 10mila (!!) miliardi di dollari

Possono sembrare solo numeri astratti, ma bisogna immaginare l’impatto che avrebbe un costo del genere sulle vite di tutti noi. Ma non ci sono solo danni economici, o meglio, i danni economici sono la quantificazione in termini monetari di disastri ben più gravi. 

Ad esempio, una delle conseguenze più drammatiche sarà la perdita degli ecosistemi costieri (mangrovie, barriere coralline, paludi costiere, alghe ecc.) che ci esporrà in maniera preoccupante a inondazioni e altri fenomeni atmosferici distruttivi. Consideriamo infatti che circa il 40% della popolazione mondiale vive sulle coste, dove quindi ci sono città (anche megalopoli) con tutte le infrastrutture.

Insomma, questa ricerca aggiunge un peso significativo ai costanti avvertimenti riguardo alle conseguenze che affronteremo se continuiamo a produrre e consumare come stiamo facendo porterà nel breve termine, illustrando anche le severe conseguenze economiche che ci troveremo a dover fronteggiare. Speriamo che queste prove non vengano lasciato inascoltate e riescano a convincere i leader mondiali che non si può più rimandare.

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