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La tragedia dei beni comuni

17 aprile 2019
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Immaginate un pascolo aperto a tutti in cui le pecore brucano libere su un  terreno comune. Se un pastore porta più bestie di quanto i pascoli possano sostenere il pascolo si impoverisce ma il pastore incrementa temporaneamente la sua produzione. Gli altri pastori che rispettano il numero previsto non hanno vantaggi mentre si divideranno con il pastore “egoista” gli svantaggi di un pascolo impoverito, e questo li porterà a valutare essi stessi la possibilità di portare più bestie a pascolare per ottenere i vantaggi immediati e non solo gli svantaggi successivi. In questo modo però si innesca un processo di sfruttamento progressivo delle risorse e della capacità degli ecosistemi di soddisfare le esigenze della popolazione.

Come quel pastore, infatti, ogni uomo è intrappolato in un sistema economico che da un lato gli impone di accrescere il suo gregge, dall'altro è sottoposto a limiti oggettivi (la quantità di erba comune). Per questo, secondo l'ecologo Garrett Hardin, che ha esplorato questo dilemma sociale in "The Tragedy of the Commons", articolo pubblicato sulla rivista Science, il libero accesso ai beni comuni è causa di rovina per tutti perché i benefici di una sovra utilizzazione ricadono sul singolo mentre le conseguenze negative sono ripartite tra tutti gli utilizzatori.

Secondo alcuni osservatori, questo è precisamente quanto è avvenuto in Africa, dove l'aver sottratto le risorse africane ai loro legittimi proprietari ha distrutto l'originario sistema dei diritti di proprietà, e, con esso, ogni incentivo a conservarle. Il risultato, inevitabile, è stato il sistematico sovrasfruttamento delle risorse collettivizzate.

La soluzione di Hardin è la privatizzazione dei beni comuni, l’unica ed inevitabile risposta in grado di garantire, secondo il noto ecologista, la conservazione di tali risorse. Cosa ne pensate? Riuscite a immaginare soluzioni diverse? 

Approfondite i paradossi dei beni comuni su Wikipedia oppure leggete l'articolo originale di Hardin pubblicato su Science (in inglese).

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