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La saggezza indigena che potrebbe salvare il pianeta

06 febbraio 2020
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Nel discorso globale sul sovrasfruttamento delle risorse e della terra in corso negli ultimi decenni c’è un interlocutore che troppo spesso è stato lasciato da parte, nonostante custodisca una saggezza millenaria. Si tratta dei quasi 400 milioni di indigeni che vivono, sparsi per i 5 continenti, in tutto il mondo. Lontani dalla tecnologia e dal “progresso” scientifico, che in molti casi ha portato un impatto negativo impressionante sulla natura, le comu6nità indigene sono depositarie di immensa conoscenza quando si tratta di vivere in simbiosi con la natura. La capacità di sfruttare le risorse naturali senza inaridirle, lasciando intatti gli equilibri fondamentali per la riproduzione e la prolificazione degli ecosistemi, è un patrimonio che dovremmo cominciare a considerare se vogliamo garantire un futuro al pianeta. 

Per esempio, sapete che alle Hawaii - un’arcipelago che sta nel bel mezzo del Pacifico - il 63% del pesce è importato? Anche se incredibile, decenni di inquinamento marino, di sovrasfruttamento della pesca e il degradamento della barriera corallina hanno fatto sì che la pescosità delle acqua sia sensibilmente diminuita.

Per risolvere il problema, molti hawaiani hanno fatto ricorso alla saggezza popolare, riprendendo l’antica tradizione della Hanai’ia, un’antica tecnica di allevamento che sfrutta delle vasche costruite direttamente nell’Oceano dagli antenati - chiamate Loko I’a. Questo metodo, del tutto pulito e naturale, aiuta a produrre tonnellate di pesce senza impattare l’ecosistema marino, e anzi contribuisce al ripopolamento della fauna.

Un altro esempio di come la saggezza popolare possa offrire soluzioni sostenibili, è la tecnica con cui per millenni gli aborigeni australiani hanno tenuto sotto controllo gli incendi della loro regione. Come sapete, l’Australia è stata soggetta negli ultimi mesi a immensi incendi, spesso andati fuori controllo. Questo è anche il risultato dell’abbandono dell’antica tecnica degli incendi preventivi. Bruciando preventivamente porzioni di flora - in condizioni controllate - si impedisce che in caso di incendi naturali o dolosi ampie porzione di sterpaglie alimentino le fiamme fino a essere ingestibili. Questa attività, inoltre, aiuta le popolazioni indigene a creare un indotto economico in quelle aree remote - il carbone derivante dagli incendi controllati - e contribuisce notevolmente a diminuire i gas serra che gli immensi incendi sviluppano.

Insomma: tornare ad ascoltare le voci delle popolazioni che da sempre vivono in simbiosi con la natura, potrebbe essere una delle chiavi per salvare il nostro pianeta!

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