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Verso il 2030: il consumo di energia pulita cresce in Europa

23 gennaio 2020
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Secondo l’ultimo studio pubblicato dall’Agenzia europea dell’Ambiente (EEA) la quota di energia rinnovabile all’interno del mix energetico è aumentata costantemente nell’eurozona e anche all’interno dei singoli paesi. É una buona notizia, perché significa di tutta l’energia consumata in UE il 18% è rappresentato da fonti rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, biomasse ecc.), mentre il restante è diviso tra altre fonti quali petrolio, gas naturale e altre fonti fossili, nucleare. Si tratta di un buon risultato che conferma il trend di crescita degli ultimi anni, e l’Agenzia conferma che di questo passo saremo in grado di raggiungere il risultato imposto dall’Unione Europea del 20% entro il 2020

Inoltre anche in termini assoluti la produzione di energia “verde” ha superato la produzione di energia fossile. Tuttavia, l’Agenzia mette in guardia su alcuni dettagli che non vanno persi di vista leggendo questi dati positivi: se è vero che il maggior uso di energie “pulite” ha contribuito a diminuire le emissioni di elementi inquinanti come anidride solforosa e ossido di azoto, è pur vero che si è osservato un aumento delle emissioni di particolato e altri composti organici volatili. Questo dato è dovuto soprattutto alla combustione di biomasse solide (per esempio legna, trucioli, scarti di lavorazione di frutta e verdura ecc.) utilizzata per il riscaldamento delle case, una fonte di energia che ha trainato la crescita dello sfruttamento di fonti rinnovabili. Quindi, anche se il dato resta complessivamente positivo, gli esperti sottolineano che nel futuro bisognerà fare attenzione anche al tipo di fonti rinnovabili che utilizzeremo, facendo molta attenzione a sceglierle anche in base ad altri tipi di impatto ambientale che esse possono avere.

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