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Una campagna in supporto al popolo palestinese

15 gennaio 2018
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Una delle conseguenze di vivere in Palestina, dove anche le attività più basilari come andare a scuola o semplicemente spostarsi possono diventare imprese insormontabili (per approfondire il tema clicca qui), è il tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti del mondo (poco meno del 50%). Tuttavia resta da segnalare come in un situazione simile, l’industria tecnologica sia una delle pochissime a far registrare dati positivi. Tuttavia per poter operare in questo ambito, l’accesso agli strumenti informatici diventa un aspetto strategico per non restare isolati anche sul web. Per di più anche l’Onu, attraverso le proprie linee guida sulle attività economiche e i diritti umani, stabilisce che le attività produttive non dovrebbero avere ricadute negative, anche indirette, sui diritti delle persone.

Purtroppo questo non viene garantito in Palestina, dove PayPal, metodo standard per i pagamenti online di milioni di persone nel mondo, non offre ai Palestinesi dei Territori Occupati di Cisgiordania e Gaza di utilizzare i propri servizi. Al contrario lo stesso servizio è accessibile ai coloni israeliani che vivono negli insediamenti dichiarati illegali dalla comunità internazionale.

Escludere i palestinesi dalla fruizione di questo servizio di base impedisce, di fatto, di inserirsi nel mercato online o di essere competitivi sul mercato.

Per questo ActionAid ha attivato una campagna globale contro questa discriminazione, per convincere PayPal ad agire per eliminare questa discriminazione!

Segui la campagna #PayPal4Palestine a questo link.

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