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Un referendum per le api

07 marzo 2019
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Un milione e 75mila bavaresi hanno firmato una petizione per la convocazione di un referendum per “salvare le api”. Il progetto referendario prevede, nel nome della protezione della biodiversità, che entro il 2025 il 20% delle terre agricole siano coltivabili con criteri biologici, percentuale che deve arrivare al 30% nel 2030. Il 10% degli spazi verdi in Baviera, inoltre, dovranno essere trasformati in prati fioriti, mentre per fiumi e laghi sono previste misure di protezione dai pesticidi.

Mentre attendiamo il pronunciamento del popolo, chiediamoci cosa è successo: che api e farfalle non se la passassero bene già lo sapevamo e - come si può leggere in un interessante articolo del National Geographic, la diminuzione di animali vistosi o di rilevante interesse economico fa inevitabilmente più clamore dell'ipotetica scomparsa di cimici, mosche e zanzare. Eppure, la moria osservata negli ultimi decenni in prati e alveari colpisce anche insetti comuni e poco appariscenti, la cui prolificità e adattabilità sembrava metterli almeno in parte al riparo da quella che sempre più ricercatori definiscono come una vera e propria estinzione di massa.

Una nuova ricerca mostra infatti che il declino su larga scala degli insetti non è affatto da sottovalutare. E che gli insetti potrebbero essere più vulnerabili del previsto. Lo studio, pubblicato di recente su Biological Conservation, ha fatto molto scalpore affermando che il 40% delle specie di insetti del pianeta è in declino e potrebbe scomparire nei prossimi decenni.

Gli insetti sono infatti alla base della catena alimentare, mangiati da tutti, dagli uccelli fino ai piccoli mammiferi e ai pesci.
Se diminuiscono lo farà anche tutto il resto della fauna. Inoltre circa il 75% delle piante con fiori viene impollinato dagli insetti, così come i raccolti che producono oltre un terzo del cibo consumato a livello mondiale. E, per finire, un altro servizio fondamentale offerto dagli insetti è quello della eliminazione dei rifiuti e del ciclo dei nutrienti: senza insetti come gli scarabei stercorari e i decompositori che distruggono e rimuovono scarti animali e vegetali, “le conseguenze sarebbero spiacevoli”, dice al National Geographic Tomothy Schowalter, entomologo alla Louisiana State University.

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