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Quel filo invisibile tra moda e cambiamento climatico…

05 marzo 2020
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Credi che la moda non abbia niente a che vedere con i cambiamenti climatici? Forse dovresti riconsiderare la tua posizione..ti spiego perchè! 

Il settore della moda è, già di per sé, molto poco sostenibile. Pensate, per esempio, che per produrre una singola t-shirt sono necessari 2700 litri di acqua, il che equivale a circa 15mila litri per ogni chilogrammo di cotone lavorato. Questo significa che ogni anno vengono utilizzati milioni e milioni di litri d’acqua per produrre i vestiti che compriamo tutti giorni nelle grandi catene di vestiario. Certo, bisognerà pur vestirsi si potrà obiettare. Anche questo è vero, ma proviamo a immaginare quanti abiti compriamo ogni anno senza averne in realtà bisogno, solo perché spesso siamo ingolositi dai prezzi bassi o dalla voglia di avere un nuovo capo. 

Sì, perché le t-shirt sono solo un esempio. Prendiamo un altro capo estremamente diffuso: i jeans. Per produrre un paio di jeans si emette una quantità di gas serra pari a quella emessa da una macchina in oltre 100 km di guida! Non è difficile immaginare quindi la quantità di CO2 emessa ogni anno dall’intera filiera mondiale, e in effetti uno studio del 2018 ha calcolato che l’industria dell’abbigliamento è responsabile di quasi il 10% delle emissioni.

Tuttavia parlando di questo tema non si può ignorare un altro aspetto: che fine fanno i vestiti una volta che abbiamo smesso di utilizzarli? Oltre al fatto che la maggior parte dei tessuti non è biodegradabile, con la conseguenza che i nostri vestiti contribuiscono ad aumentare la massa di rifiuti che giocano un ruolo non indifferente nella produzione di gas serra e di inquinamento dei suoli, c’è un altro aspetto da considerare. Mentre riempiamo la terra di rifiuti, infatti, dovremmo anche pensare agli effetti sugli Oceani. Il largo utilizzo di poliestere nella produzione di abiti fa sì che lo stesso rilasci microplastiche che si disperdono nelle acque insieme alle fibre non biodegradabili.

E quindi, cosa si dovrebbe fare per far fronte a tutto questo? 

Alcune ricerche suggeriscono che uno delle principali cause dell’aumento nel consumo di abiti (oggi ne possediamo il 40% in più rispetto a qualche anno fa) sia proprio nell’attitudine delle grande aziende di fast-fashion di proporre un numero di collezioni troppo elevato. Una recente ricerca ci dice che da una media di due collezioni per anno dei primi anni 2000, oggi vediamo una media di 24 collezioni proposte ogni anno dai diversi brand. 

Si potrebbe partire proprio da questo dato, incoraggiando le aziende e i brand a invertire il trend di consumo dei propri clienti, rallentando il ciclo di consumo degli abiti, e iniziando a produrre in modo più sostenibile e con più rispetto dell’ambiente.

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