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Liberi di giocare

24 gennaio 2019
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Oggi a Napoli alle 18.30, all’interno della rassegna letteraria omosessuale Poetè, giunta alla 10° edizione, verrà presentato il libro "Giochiamo anche noi". Abbiamo intervistato Francesca Muzzi, giornalista e autrice del libro. Per scaricare la locandina clicca qui 

“Giochiamo anche noi” (Ultra, 144 pagine)  racconta il calcio gay italiano: Francesca Muzzi, cronista di sport che da anni segue la squadra del calcio dell’Arezzo, ha fatto un viaggio lungo un anno e mezzo tra passione e curiosità, che l’ha portata a conoscere calciatori omosessuali di tutta Italia disposti a svelare le loro vicende, ora dolenti ora gioiose. Storie di diversità nel mondo prettamente antigay del pallone, dove urlare “froci” ai propri giocatori - racconta uno degli intervistati all’autrice - è il peggior rimprovero che si possa fare.

“Sono stata una delle prime donne ad entrare, venti anni fa, in un mondo maschile, quello del calcio aretino – racconta Muzzi - ed era all’ordine del giorno sentirmi discriminata per il mio essere donna in un mondo maschile: se è stato difficile per me figuriamoci per un omosessuale. Da lì ho cominciato ad esplorare, a chiedermi se esistessero squadre gay e ho scoperto molte esperienze del genere, purtroppo localizzate tra Torino e Napoli, non esistono ancora società strutturate nel sud del nostro paese. Ho ascoltato tante storie di ragazzi originari del sud che solo una volta trasferiti al nord sono riusciti a sentirsi loro stessi: i pregiudizi ci sono dappertutto, ma al sud sono ancora più pressanti”.

Il libro contiene i contributi di Manuela Claysset, responsabile politiche di genere e diritti Uisp e Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli; l’autrice, che è stata inserita da Gianni Mura nell’elenco dei 100 nomi da ricordare del 2018, ha contattato anche molti calciatori professionisti chiedendo di partecipare al lavoro e raccontare la propria esperienza, ricevendo però solo rifiuti: “Solo Tomas Locatelli ha accettato di far parte di questa avventura ed ha scritto la prefazione del libro – aggiunge -  È un tema che ancora oggi dà molto fastidio: fare coming out in una squadra di serie A o serie B è praticamente impossibile. Molti dei ragazzi che ho incontrato vengono da esperienze di calcio professionistico, ma negli spogliatoi hanno sempre dovuto nascondere la loro vera identità, vivendo una doppia vita fino a che hanno potuto scegliere di far parte di queste società sportive in cui hanno potuto esprimere liberamente se stessi. E questa scelta non è una ghettizzazione ma la possibilità di essere liberi, di giocare, senza sentirsi additati”.

“All’inizio i ragazzi erano titubanti, timorosi di fronte all’idea di raccontare la loro storia ma alla fine molti di loro hanno scelto di mandarmi le loro foto per la pubblicazione all’interno del libro – conclude Muzzi - quasi a ribadire l’orgoglio di fare parte una squadra, di aver abbattuto un muro e poter scegliere di godersi una passione sportiva senza paura. Il mio mestiere è scrivere e il mio auspicio è che da questa scrittura possa nascere un frutto utile ad aprire il mondo dello sport, e in particolare il calcio, a tutti, perchè chiunque possa sentirsi se stesso mentre corre dietro a un pallone”.

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