Le mutilazioni genitali femminili sono (finalmente) reato in Sudan

21 Maggio 2020
Dopo decenni di battaglie da parte di attivisti e organizzazioni umanitarie, le Mutilazioni Genitali Femminili sono state finalmente dichiarate fuorilegge in Sudan. E' un traguardo storico per un Paese in cui, secondo l'ONU, 9 donne su 10 (87%) in età compresa tra i 15 e i 49 anni hanno subito questa pratica.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, o WHO in inglese) descrive questa pratica ancestrale come "la rimozione parziale o totale, o altri tipi di lesione, degli organi genitali femminili esterni senza che vi siano ragioni mediche. Una pratica che non apporta alcun beneficio in termini di salute per le ragazze e le donne, ma che invece è causa di gravissime conseguenze come emorragie, problemi a urinare, cisti, infezioni e persino complicazioni durante il parto, con un aumento del rischio di partorire neonati già morti".

Si tratta quindi non solo di una violazione dei più basilari diritti umani delle donne e delle bambine e di una delle forme più estreme di discriminazione di genere, ma anche una di una pratica molto pericolosa che comporta gravissime conseguenze sia sul piano fisico che psicologico, come riporta Abdullah Fadil, rappresentante dell'Unicef in Sudan.

Queste le ragioni principali che hanno spinto la lotta per la messa al bando di questa violazione costante dei diritti di centinaia di milioni di donne. Si stima infatti che siano oltre 200milioni le donne in tutto il mondo ad aver subito a questa tortura rituale, concentrate in quei paesi come il Sudan (ma il fenomeno è diffuso in oltre 30 paesi tra Africa, Medio Oriente e Asia) dove la pratica è maggiormente diffusa. Riuscire a debellare, almeno formalmente, questo fenomeno rappresenta anche un grande passo avanti nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che comprendono anche l'eliminazione delle FGM entro il 2030.

Nonostante il prezioso traguardo, almeno formale, secondo gli osservatori non possiamo immaginare di aver sconfitto questa orribile violazione dei diritti umani con la semplice approvazione di una legge. Per far sì che la disposizione venga effettivamente osservata c'è bisogno di fare un lavoro molto approfondito con le comunità. E' fondamentale infatti riuscire a diffondere consapevolezza del nuovo provvedimento tra diversi gruppi sociali, come le ostetriche e i sanitari, ma anche le famiglie e i giovani, e promuovere l'accettazione delle nuove regole.
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