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Basta Bufale: il decalogo del MIUR contro le fake news

17 novembre 2017
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Martedì 31 ottobre Laura Boldrini, Presidente della Camera dei deputati e Valeria Fedeli, Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca hanno presenteto a Roma #BastaBufale, il primo progetto di educazione civica digitale per il contrasto delle fake news rivolto alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado.



Il decalogo



Il decalogo contro le bufale è stato messo a punto dopo l'accordo di maggio tra Camera e Miur.

Si tratta di un'iniziativa importante. 

La circolazione di notizie non verificate può infatti:
...creare rischi per la società o diventare pericolosa per le persone. Spaventare, diffamare, umiliare, istigare all'odio e alla violenza, creare angoscia inutile.

Ed inoltre, come insegna la storia negli Stati Uniti:

influire su un esito elettorale.

Verifica delle notizie

Le tre leggi fondanti del Decalogo Boldrini sono:


  1. "Condividi solo le notizie che hai verificato"

  2. "Usa gli strumenti di internet per verificare le notizie"

  3. "Chiedi le fonti e chiedi le prove".




La Dichiarazione dei diritti in Internet

Nelle scuole, negli scorsi giorni, è stata inviata la Dichiarazione dei diritti in internet e il ministero dell'Istruzione ha stipulato un accordo con la Federazione nazionale della stampa italiana che mette al centro proprio la cultura dell'informazione e la correttezza delle fonti.



Contributo diretto degli studenti

Il decalogo no fake, in verità, per ora ha otto punti all'attivo: gli ultimi due arriveranno dopo le discussioni con gli studenti e i suggerimenti che potranno salire dal basso attraverso una piattaforma online di prossima apertura. 

Si devono usare gli strumenti che la stessa rete offre per fare le verifiche opportune: cercare informazioni su chi pubblica, per esempio, verificare se si tratta di una fonte autorevole o no.



Studenti produttori di notizie

Come afferma il ministro Fedeli:
"Gli studenti non devono essere consumatori passivi di tecnologia, ma diventare produttori consapevoli di informazione e conoscenza.

La scuola deve insegnar loro a far crescere queste competenze".

 

 

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