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Agente 0011

Ribaltiamo gli stereotipi: il contributo dei Caretta Caretta

12 aprile 2018
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La violenza sulle donne ha forme diverse. Dalla violenza domestica tra le mura di casa, alla tradizione culturale nel caso delle mutilazioni genitali femminili.

In Italia e in tutto il mondo, Actionaid si propone di contrastare gli stereotipi di genere nella società e promuove il diritto per le donne a una vita senza violenza.



Poichè è importante fin da piccoli capire che non ci devono essere differenze di genere per il mese di marzo abbiamo proposto alla community di Agente 0011 la missione "Ribaltiamo gli stereotipi". Perché purtroppo almeno una volta nella vita, una donna su tre in tutto il mondo ha subito violenza fisica o sessuale. La violenza contro le donne è un fenomeno strutturale e purtroppo trasversale a tutti i paesi e a tutte le classi sociali. Rappresenta tristemente una delle violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo.



Gli stereotipi di genere sono presenti nel nostro mondo e nutrono il nostro immaginario.



Ecco perché è importante offrire un’educazione analitico per aiutare i bambini a leggere la realtà con spirito critico.



Pur riferendosi al contesto delle favole affermazioni come questa che seguono fanno parte del linguaggio del mondo dei media e della pubblicità:

“Esiste un mondo popolato da valorosi cavalieri, dotti scienziati e padri severi, ma anche da madri dolci e affettuose, casalinghe felici, streghe e principesse; in questo stesso mondo i bambini sono indipendenti, coraggiosi e dispettosi mentre le loro coetanee – bionde e carine – vestono di rosa, sono educate e servizievoli, a tratti pettegole e vanitose. Questo universo fantastico è quello con cui si interfacciano quotidianamente i bambini e le bambine che frequentano le elementari, quando leggono le storie raccolte nei loro libri di lettura.” (Biemmi, 2010).



Secondo uno studio Osservatorio Europeo sulle Rappresentazioni di Genere / CENSIS:


  • il 53% delle donne che appaiono in TV non ha voce;

  • il 43% delle donne è associato a temi come sesso, moda, spettacolo e bellezza;

  • il 37,4% delle inquadrature televisive delle donne sono su parti del corpo (es.: scollatura, gambe).


Le stesse Nazioni Unite allertano che gli stereotipi sono una delle cause delle diseguaglianze ancora esistenti tra uomini e donne in tutti gli ambiti della vita, pubblica e privata. 



Ecco perché abbiamo invitato gli Agenti 0011 a segnalarci attraverso la missione 2 pubblicità (sia di giornale o di TV): una stereotipata e una non stereotipata.



Ecco il contributo del team "Caretta Caretta 1A". La classe 1 A ITI "Istituto Aletti" di Trebisacce (CS).



LA DONNA NELLA PUBBLICITA’

La televisione in primis, presenta spesso l’immagine del corpo femminile e ciò si verifica in modo particolare nel settore pubblicitario.

L’immagine femminile viene infatti utilizzata con elevata frequenza per pubblicizzare ed incrementare le vendite di un ampio numero di prodotti che spazia dagli alimenti, ai prodotti di bellezza, all’abbigliamento, alle automobili e via dicendo.

Le ricerche hanno evidenziato che nell’ambito della pubblicità,in modo più marcato negli spot televisivi, è presente una forte discriminazione tra la rappresentazionedegli uomini e delle donne.

Le donne vengono in genere presentate come meno intelligenti, attive, potenti ed autoritarie ed al contempo più emotive, attraenti e giovani rispetto agli uomini.

Nel corso degli ultimi decenni l’immagine delle donne offerta in campo pubblicitario ha registrato, nei paesi economicamente e culturalmente più avanzati, una lenta evoluzione verso la parità tra i generi, ma benché sia stata progressivamente costruita l’immagine di una donna emancipata e dinamica permangono, in modo più o meno evidente, delle sensibili differenze tra la rappresentazione che viene offerta del genere femminile e di quello maschile.

L’aspetto che emerge in modo più significativo è che sebbene si cerchi di offrire l’immagine di una donna indipendente e sicura di sé viene invece presentato il modello della donna-oggetto ed al contempo suggerita, in modo più o meno velato, l’inferiorità del genere femminile rispetto a quello maschile.

Tale discriminazione si evince con forza attraverso alcune tecniche che vengono utilizzate nell’elaborazione e nella costruzione dei messaggi pubblicitari.

Tali tecniche possono essere ricondotte principalmente a 4:

1) frammentazione del corpo femminile;

2) annullamento della donna in quanto persona;

3) sguardo delle donne raffigurate;

4) ruolo della donna.



1) frammentazione del corpo femminile: il corpo femminile viene presentato come “frammentato”; ovvero ne vengono mostrate solo alcune sue parti, come nella foto a lato. Le parti del corpo che vengono raffigurate sono perfette; vengono infatti mostrati dei gluteiscolpiti, delle bocche turgide e dei sorrisi smaglianti, come se questa costituisse la normalità, incrementando così sentimenti di insoddisfazione da parte delle donne riguardo al proprio corpo e sovente una conseguente diminuzione dell’autostima che dà origine in modo sempre crescente ad un rapporto problematico con il cibo e all'insorgenza di disturbi alimentari.

Inoltre ciò porta alla perdita dell’identitàdel soggetto in quanto persona ed alla perdita della sua soggettività rendendo in questo modo il corpo femminile, o alcune delle sue parti, un mero oggetto. Questo ci permette di collegarci all’aspetto successivo: l’annullamento della donna in quanto persona.



2) annullamento della donna in quanto persona: la donna presente nel messaggio pubblicitario viene spesso annullata in quanto persona.

Si attua infatti un processo attraverso cui la modella passa da soggetto ad oggetto, prendendo così il posto dell’oggetto che pubblicizza, ed al contempo il prodotto reclamizzato viene come “umanizzato”.



3) sguardo delle donne raffigurate: altro aspetto che differenzia la rappresentazione dell’uomo e della donna nella pubblicità è costituito dallo sguardo.

Lo sguardo dei soggetti femminili presenti negli spazi pubblicitari in genere è rivolto frontalmente verso lo spettatore con il fine non solo di creare un coinvolgimento ed un legame ma anche con quello di sedurre.

Al contrario gli uomini non rivolgono quasi mai lo sguardo verso il pubblico; ciò sta ad indicare un atteggiamento autoritarioed al contempo contribuisce a definire l’uomo come un soggetto sicuro di sé ed indipendente.



4) ruolo della donna: infine un altro elemento che denota la discriminazione tra uomini e donne nella pubblicità è dato dal ruoloche assumono i soggetti presenti all’interno di un messaggio pubblicitario.

All’uomo viene infatti in genere attribuito un ruolo attivo in quanto viene presentato come un osservatore che opera attivamente all’interno del contesto in cui si trova.

Ciò indica conseguentemente che la donna, oggetto dello sguardo maschile, è invece relegata ad un ruolo passivo e che l’agire ed il prendere delle decisioni sono prerogative maschili.



Tali discriminazioni sono indubbiamente favorite anche dalle prerogative che caratterizzano i messaggi pubblicitari; in primis la struttura e la breve durata.

Ciò emerge in modo particolare negli spot televisivi, che hanno una durata che in genere varia tra i 15 e i 30 secondi.

Gli spazi pubblicitari vengono infatti costruiti al fine di comunicare velocemente, in modo diretto ed efficace il messaggio commerciale, per questo motivo presentano spesso allo spettatore una visione della realtà estremamente semplificata e stereotipata; aspetto che si ripercuote anche sulla rappresentazione dei generi.



Negli spot italiani quando compaiono personaggi di entrambi i sessi l'uomo è mostrato nell'atto di lavorare, mentre la donna è raffigurata mentre chatta, fa shopping, guarda film». Secondo la fondatrice di “La pubblicità sessista offende tutti” ai personaggi femminili sono quasi sempre legate «attività superficiali, quando non stupide. A volte la donna è mostrata come isterica mentre l'uomo è sempre serio, posato. Pubblicità sessiste più diffuse sono quelle «che fanno leva sul richiamo sessuale, abbinando un'immagine provocante a un prodotto. Si cerca di fare una specie di transfert dall'impulso sessuale a quello all'acquisto.

Sui cartelloni pubblicitari di una linea di traghetti per la Sicilia una scritta rivendicava orgogliosamente, sullo sfondo di un gruppo di ragazze fotografate di spalle mentre si imbarcano: «Abbiamo le poppe più famose d'Italia»

 



 

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