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La piscina di Gaza

14 febbraio 2019
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Lo sapevate? Nella Striscia di Gaza è stata costruita una piscina con le macerie dei bombardamenti in modo da permettere ai bambini di imparare a nuotare.

Amjed Tantish è un istruttore di nuoto che per anni organizzava corsi di nuoto per bambini nel porto di Gaza, fino a quando l’alto tasso di inquinamento delle acque causato dalla distruzione delle reti fognarie in seguito ai bombardamenti israeliani, oltre a miseria e difficoltà di ogni tipo, lo hanno costretto ad interrompere la sua attività. Ma non si è dato per vinto. E una piscina è sorta nelle acque meno inquinate del nord della Striscia di Gaza, piscina resa possibile da una barriera contro le onde formata proprio dalle macerie dei bombardamenti che avevano provocato l’arresto della sua attività.

E’ un grande esempio di “resistenza creativa” a una violenza distruttrice che sembra voler annullare la vita stessa in quel territorio.

La Striscia di Gaza, lunga 40 km e larga 10km e con una popolazione di 1.800.000 abitanti, per lo più rifugiati della guerra de 1948,, si stende lungo la costa del Mediterraneo tra l’Egitto e Israele, ed è uno dei territori con la più ampia densità di popolazione al mondo. Governata da un partito considerato “terrorista” da Israele e altri paesi occidentali, è stata chiusa da Israele in un durissimo assedio diventando di fatto una prigione a cielo aperto dove non si entra e non si esce se non con il permesso di Israele e dell’Egitto.

La scarsità idrica nella Striscia di Gaza è tragica: il bacino acquifero che la alimenta, sfruttato anche da Israele, così come la falda acquifera costiera, oltre ad essere insufficienti per il fabbisogno della popolazione, sono soggetti ad infiltrazioni che rendono l’acqua per il 96% non potabile. Oltre al fatto che le infrastrutture idriche, fognare e depurative sono state quasi completamente distrutte dalle operazioni militari e dai bombardamenti.

Lo stress post-traumatico per tanti bambini in questa situazione di guerra continua è inevitabile. Eppure è proprio in questa situazione che vediamo sorgere innumerevoli esempi di quella “resistenza creativa” volta a far superare ai bambini quel trauma psicologico che, se non affrontato, rischia di trasformarsi nel tempo in autolesionismo e aggressività.

C’è il nuoto, ma anche il calcio, seguitissimo e amatissimo, nelle competizioni locali e anche internazionali. Il suo valore di resistenza all’imprigionamento quotidiano di Gaza è bene espresso in questo murales fra i tanti che sorgono su pareti semidistrutte.

La creatività assume forme a volte impensate, come la ginnastica acrobatica del Parkour che diventa il mezzo con cui i ragazzi di Gaza esprimono la loro volontà di non arrendersi, di superare tutti i possibili muri, di volare sulle macerie delle loro stesse case ripetutamente bombardate.

La Striscia di Gaza, considerata dalle organizzazioni internazionali sui diritti umani uno dei luoghi del mondo a più alto rischio umanitario, si presenta come un caleidoscopio delle più svariate forme di creatività volte a un solo scopo: quello di resistere.

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