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L’aria che tira

21 maggio 2018
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L’inquinamento atmosferico rappresenta il più grande rischio ambientale per la salute a livello globale. 

Per quasi 60 anni l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dimostrato il suo impegno per far fronte a questo problema di salute pubblica attraverso la pubblicazione di una serie di relazioni sulla qualità dell’aria per valutare le prove scientifiche correlate. La prima pubblicazione dell’OMS che affronta l’inquinamento atmosferico e i suoi effetti sulla salute è stata “L’inquinamento atmosferico”, pubblicata nel 1958, seguita da molte altre, tutte contenute nel grande lavoro "Evolution of WHO air quality guidelines" del 2017 (lo trovate a questo link), un "riassunto" della storia dello sviluppo di questi documenti sulla qualità dell’aria e il ruolo delle prove scientifiche che hanno costituito la base di questo lavoro. 

Oggi, un nuovo documento sottolinea l’evoluzione degli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute. Nove persone su dieci infatti respirano un'aria troppo inquinata, con valori medi superiori a quanto raccomandato per salvaguardare la salute.

Le nuove stime si basano sui dati di 4.300 città in cento Paesi, relativi al 2016, diversi sia sull'inquinamento atmosferico, con i tassi di polveri sottili e ultrasottili, che su quello indoor, causato dall'utilizzo di stufe a carbone o a legna per cucinare e riscaldare gli ambienti. Dati che risultano sostanzialmente stabili negli ultimi anni.

Secondo la stima, l'aria inquinata è causa del 24% di tutte le morti per attacco cardiaco, del 25% degli ictus letali, del 43% delle morti per malattie polmonari ostruttive e del 29% dei tumori al polmone. Il peso maggiore è per il Sud Est dell'Asia e per il Pacifico Occidentale, che hanno più di due milioni di morti, mentre la regione europea dell'Oms ne conta circa 500mila.

Leggete il rapporto nel suo intero a questo link

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