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Violenza di genere: un virus mai andato in quarantena

11 giugno 2020
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#IoRestoACasa è stato l’hashtag più utilizzato da inizio Marzo per riferirsi a periodo di quarantena, al Covid-19 e a tutte le attività “fatte in casa” che ne sono derivate, dal fare il pane fino agli esercizi sportivi. Ma come si può rimanere a casa, se proprio essa rappresenta il luogo del pericolo? 

Questa domanda se la sono poste migliaia di donne che quotidianamente sono vittime di violenza di genere, in Italia circa 43000 ogni anno. Se la casa viene spesso identificata come luogo sicuro, di accoglienza e serenità, soprattutto in tempi come questi in cui ogni oggetto (o persona) esterno è vista come una possibile minaccia alla salute, per queste donne la casa è il luogo dove soffrono abusi, molestie e maltrattamenti. 

Eppure una lettura attenta dei dati mostra che il numero delle denunce sporte ai Carabinieri è diminuito drasticamenteCome si può spiegare? Lavorando in modalità smart-working, o magari avendo perso il posto di lavoro, non potendo uscire con amici/che e essendo costrette a convivere ogni ora con il loro “carnefice”, moltissime donne non hanno ottenuto un momento di privacy in cui poter telefonare alle forze dell’Ordine, a dei centri AntiViolenza o anche a conoscenti. Data la quarantena, era anche più difficile “camuffare” un uscita per cercare aiuto. 

In questo contesto, allora, leggiamo i numeri forniti dall’associazione Di.Re. (Donne in Rete contro la violenza): dal 2 Marzo al 5 Aprile, sono 2867 le donne che si sono rivolte ad uno degli 80 centri antiviolenza della rete. Si tratta del 74.5% in più rispetto alla media mensile del 2018. Contemporaneamentesi è registrato un boom di chiamate al 1522, il numero verde messo a disposizione da parte dal Ministero per le Pari Opportunità per aiutare le vittime di violenza di genere e stalking. Rispetto allo stesso periodo del 2019, dal 1 Marzo al 16 Aprile, le richieste sono cresciute del 73%, di cui nel 97% dei casi si tratta di donne. 

Ora che le misure restrittive vengono allentante, è nostro compito riflettere non solo sulla curva dei contagi da Covid-19, ma anche su quella da violenza di genere. Un virus che nasce da secoli di patriarcato, che continua attraverso un’educazione basata su stereotipi e distinzioni imposte a bambini e bambine, e che si materializza in atti di feroce violenza, spesso in ambiti familiari. L’hashtag #IoRestoACasa non ci aiuterà a raggiungere la parità di genereGoal 5. La solidarietà e un aiuto pratico sono necessarie per fermare le violenze in corso, ma l’educazione all’uguaglianza ed al rispetto saranno le migliori armi nelle nostre mani. 

Clicca qui per approfondire l’impatto della pandemia sulle donne nel mondo! 

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