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Agente 0011

Ribaltiamo gli stereotipi! 

10 giugno 2020
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In concomitanza con il lancio della summer edition di Agente0011, siamo felici di proporre una nuova rubrica per il nostro portale: “Ribaltiamo gli stereotipi”, un approfondimento ogni settimana per contribuire alla lotta contro i miti e i pregiudizi più radicati. Affrontando tematiche che, dal rapporto con realtà e culture diverse fino agli stereotipi di genere più diffusi, toccano questioni riguardanti le molteplici declinazioni che il concetto stesso di diversità può assumere nei vari contesti, cercheremo di fare chiarezza sulla necessità di una comunicazione alternativa a quella attualmente in voga sui media e su internet, fin troppo superficiale, semplicistica e, troppo spesso, veicolo di pericolose fake news. 

Africa: ribaltiamo lo stereotipo del continente “sciagurato”  

Quando si sono registrati i primi casi di Covid-19 in Africa, i media di tutto hanno iniziato a dipingere scenari catastrofici, invitando a prepararsi alle conseguenze drammatiche che il virus avrebbe avuto sul continente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha addirittura definito il virus “una bomba pronta ad esplodere”, prevedendo un altissimo numero di vittime ed effetti molto duraturi sulla popolazione.   

Sebbene sia ancora presto per tirare un sospiro di sollievo, previsioni del genere non sembrano essersi realizzate. Ciò ha colto di sorpresa gran parte dei media internazionaliche sono spesso andati alla ricerca delle motivazioni più disparate per giustificare il tasso di contagi relativamente basso nel continente. Tra quelli che sostengono che la giovane popolazione (l’età media è di soli 20 anni) sia meno esposta al virus, quelli che parlanospesso con toni razzisti, di una presunta immunità generata in seguito al contatto con altre malattie quelli del “tanto loro sono abituati a ben altro”, quasi nessuno si è soffermato sulla capacità degli africani di combattere il Covid-19 applicando in modo tempestivo ed efficace le regole del distanziamento sociale o cambiando radicalmente il proprio stile di vita, come è stato fatto nel resto del mondo. 

Ciò è dovuto al fatto che l’immagine più ricorrente dell’Africa, da sempre impegnata in grandi sfide legate a povertà, guerre eepidemie, è quella di un continente “maledetto”, in costante difficoltà e, di conseguenza, poco autosufficiente. È questo il motivo per cui sembra così difficile dare credito agli sforzi degli africani senza prendere in consideraziongiustificazioni fantasiose e, molto spesso, prive di basi scientifiche.  

Se solo si osservasse la complessa realtà africana con un occhio libero da stereotipi e preconcetti, si scoprirebbe che, tra gli altri esempi, in Senegal i livelli avanzati di sviluppo tecnologico hanno permesso di sviluppare un kit per tampone veloce del costo di solo un dollaro, mentre in Kenya, un bambino di soli nove anni che ha inventato un modo del tutto innovativo per lavarsi e igienizzarsi le mani (ricevendo anche un premio dal Presidente del Paese).  

Sono esempi come questi che ci dimostrano che l’Africa, nonostante le sue difficoltà, non è solo un continente da salvare o, peggio ancora, compatire, ma una realtà disomogenea, in continuo cambiamento e, soprattutto, con molto da insegnare al resto del mondo. 

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