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Ribaltiamo gli stereotipi! Le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro

22 luglio 2020
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Tra le mille forme che gli stereotipi di genere possono assumere nei diversi contesti della vita quotidiana, quelli relativi al mondo del lavoro sono senza dubbio tra i più radicati e difficili da eliminare. Secondo dati ISTAT pubblicati nel 2019, il 32,5% delle persone tra i 18 e i 74 anni si trova d’accordo con l’idea che per gli uomini il successo lavorativo sia più importante che per le donne 

Questo è chiaramente il frutto di una convinzione, estremamente diffusa, che le donne siano necessariamente più adatte a svolgere lavori domestici e ad occuparsi della famiglia, al punto che si pensa che la maggior parte di esse non siano mosse dalla stessa motivazione che spinge gli uomini a progredire nel mondo del lavoro e a costruirsi una carriera di successo. A causa di questo stereotipoche non tiene affatto conto delle diverse realtà in cui i singoli individui si trovano a vivere, troppo spesso le donne si trovano a dover affrontare situazioni discriminatorie in cui è loro imposto di scegliere tra il lavoro e la famiglia, decisione che persone di sesso maschile, in virtù del ruolo di genere loro assegnato, non si trovano quasi mai a dover affrontare. 

In aggiunta, anche per quanto riguarda gap di retribuzione media tra uomini e donne la situazione del nostro Paese non appare affatto incoraggiante. In base a dati forniti da Eurostat, il gender pay gap complessivo tra uomini e donne, un indicatore complessivo che prende in considerazione la retribuzione media dei settori con prevalenza di personale femminile, il numero di donne in posizioni dirigenziali e altri fattori, in Italia ammonterebbe al 43,7%, al di sopra della media europea del 37% 

Inoltre, la situazione non sembra essere affatto vicina ad una svolta radicale: uno studio del World Economic Forum ha infatti dimostrato come, a livello mondiale, gli uomini continueranno a guadagnare più delle donne per altri 202 anni, con una proporzione che vede la donna portare a casa 63 centesimi per ogni Euro guadagnato da un uomo per la stessa quantità di lavoro. 

Eppure, numerosi studi dimostrano come le aziende con a capo una figura femminile siano in realtà più redditizie di altre. Un rapporto dell’International Monetary Fund ha infatti rivelato che, in media, i profitti di un’azienda può salire dagli 8 ai 13 punti per ogni donna che si ritrova a ricoprire posizioni dirigenziali. Ciò è al contempo conseguenza e riconferma del fatto che la diversità e l’eterogeneità, che si manifestano in questo caso sottoforma di maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, possano costituire dei fattori di potenziale innovazione e che, di fatto, esse siano da considerare come delle vere e proprie risorse in grado di portare vantaggi da un punto di vista economico e sociale.  

Tuttavia, una simile correlazione tra stesse possibilità di accesso al mondo del lavoro tra uomini e donne e maggiori opportunità a beneficio di tutti potrà essere metabolizzata solo quando gli stereotipi di genere saranno del tutto eliminati dall’immaginario collettivo. E ciò può accadere solo se ognuno di noi farà la sua parte nel combatterli ogni giorno. 

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