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L’importanza del creare prodotti inclusivi

10 luglio 2020
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A giugno avete letto la nostra news su George Floyd. Poco dopo, il famoso marchio produttore di cerotti Band-Aid, di proprietà della Johnson & Johnson, ha dichiarato la propria solidarietà nei confronti della lotta al razzismo. 

L’azienda ha annunciato - attraverso un post sul proprio account instagram - che comincerà a produrre cerotti che non saranno più solo rosa o beige, ma copriranno una gamma di colori molto più ampia, includendo i toni di pelle medi e scuri. Nel post si legge “Vi sentiamo, vi vediamo, vi ascoltiamo […] Possiamo, dobbiamo fare di meglio e lo faremo”. La notizia, anche nei commenti sotto il post, è stata accolta in vari modi. Alcuni hanno apprezzato questa scelta inclusiva. Altri l’hanno ritenuta non necessaria e inutile a contribuire realmente alla causa, affermando che sono solo cerottiTuttavia, siamo sicuri siano davvero “solo” questo? 

Quella per l’inclusività dei brand  è una questione che va avanti da diverso tempo e che abbiamo potuto osservare soprattutto nel campo del make-up: i grandi marchi non producono abbastanza sfumature da soddisfare le esigenze di chi ha un tono di pelle scuro, ad esempio nella produzione dei fondotinta, che dovrebbero necessariamente avere un colore simile al viso su cui dovrebbero essere applicati; oppure non producono prodotti abbastanza coprenti da mantenere il proprio colore anche su pelli scure (ad esempio rossetti). Questo risulta particolarmente ingiustificabile in luoghi, come gli Stati Uniti, dove la popolazione non caucasica è una grande percentuale del mercato. 

Solo da pochi anni vengono prodotte anche scarpette da danza di colori diversi dal rosa e dal beige. Non che prima non esistessero persone non caucasiche nel mondo della danza. Erano costrette a tingere le proprie scarpe, sia per richiesta dei direttori che per non modificare la linea creata dal corpo e dalle punte durante la danza. Trovate qui le foto di un articolo del New York Times in cui una ballerina di 32 anni, che per tutta la sua carriera ha tinto le sue scarpette, racconta come potesse servire anche un’ora per tingere un singolo paio e come comunque l’aspetto finale non fosse soddisfacente. A differenza del make-up e delle medicazioni, quello delle ballerine e dei ballerini non caucasici è un mercato più ristrettoanche a causa delle discriminazioni, ma il brand Freed ha deciso di essere ugualmente inclusivo, permettendo a tutti di avere prodotti adatti alle proprie esigenze. 

Queste scelte sono importanti perché rompono le aspettative dettate dagli stereotipi riguardo chi possa fare o possa permettersi qualcosa e riguardo quale sia la persona media che immaginiamo pensando a chi utilizzerà un prodottoLa chiave potrebbe essere non pensare ad un unico modello, che finisce per essere quello bianco, ma pensare a tutte le possibilità in modo da poter offrire in modo diverso uguali strumenti, che siano per il lavoro o per la cura di sé, a tutti. 

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