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George Floyd e il razzismo implicito.

09 giugno 2020
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La morte di George Floyd si è offerta come chiaro simbolo della presenza e della violenza del razzismo: ancora profondamente radicato nella società, l’accaduto richiede non soltanto riflessione, ma soprattutto azione a tutti.  

George Floyd era un cittadino afroamericano di 46 anni, denunciato alla polizia per aver tentato di utilizzare una banconota falsa. È morto dicendo “can’t breath” a  Derek Chauvin, l’agente che lo ha fermato e tenuto per più di 8 minuti immobile sotto il peso del suo ginocchio, premuto sul collo. Diverse immagini ricostruiscono gli ultimi minuti della vita di George Floyd, sono difficili e violente ma ti invito a guardarle, qui 

Questo episodio impone almeno di fermarsi e riflettere. Dopo più di 150 anni dall’abolizione della legge sulla schiavitù in Americail razzismo è ancora saldamente radicato nella società e nella mente delle personeGli afroamericani hanno più probabilità di essere arrestati e di essere accusati; una volta accusati, di essere condannati per pene lunghe, riporta uno studio steso per le Nazioni Unite (2018)Non solo, secondo un report del Pew Research Center (2019), la maggior parte delle persone americane di colore dichiara di essere trattata con sospetto o come se non fosse intelligente a causa del colore della propria pelle (vedi immagine).  

I poliziotti direttamente coinvolti nella morte di George Floyd sono stati accusati e puniti, ma ti invito a verificare su di te il motivo per il quale la lotta al razzismo non si può esaurire in alcune condanne. Attraverso questo test, si osservano le associazioni che il cervello fa implicitamente, cioè istintivamente, inconsapevolmente. Queste associazioni, come “sole-bello”, “buio-paura”, vengono automaticamente imparate osservando il comportamento di coloro che ci circondano. Il razzismo può essere inconsapevolmente imposto, ma decide comunque la vita e la morte di persone come George Floyd.  

Dalla stessa sera della morte dell’uomo, centinaia di manifestanti hanno inondato la rete e le strade americane ed europee per protestare. Ognuno di loro ha dato il suo contributo per affermare #BlackLivesMatterstra cui, il primo ballerino della Royal Opera House, Obama e Megan Markle.  

Forse, è proprio grazie alla continua manifestazione di dissenso per ciò che è ingiusto e riaffermazione di ciò che è giusto che nessuno si dovrà ancora sentire impotente guardando il video di un uomo che muore ingiustamente. 

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