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Che cos’è la pratica del “blackface” e perché è necessario abolirla?

16 luglio 2020
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L’omicidio di George Floyd, avvenuto lo scorso 25 maggio a Minneapolis, ha riportato sotto i riflettori internazionali uno dei più problemi sociali più gravi che affliggono il mondo moderno, quello del razzismo. L’episodio ha scatenato forti ondate di protesta in tutti gli Stati Uniti, in cui migliaia di cittadini sono scesi in strada per manifestare contro gli abusi della polizia e il razzismo sistematico insito nella società americana. 

Le proteste si sono rapidamente trasformate in un vero e proprio movimento di mobilitazione online, che grazie ai social network si è diffuso in ogni parte del mondo, andando a confluire nel movimento antirazzista Black Lives Matter. L’hashtag #BLM è comparso sui profili social, i tweet e i post di tutto il mondo, dove migliaia di persone hanno deciso di manifestare la propria solidarietà, schierandosi a difesa della comunità afroamericana e, più in generale, contro il razzismo e qualsiasi forma di discriminazione. 

Tra le varie manifestazioni di solidarietà per il movimento BLM comparse sui social, una in particolare ha suscitato grande scalpore a livello internazionale. A distanza di pochi giorni dai fatti di Minneapolis, diversi influencer (soprattutto europeihanno pubblicato su Instagram alcune foto che li ritraevano in “blackface, ovvero truccate in modo che la loro pelle apparisse più scura del loro tono naturale. I post hanno subito raccolto centinaia di critiche, che accusavano gli utenti di ignoranza, superficialità e di voler lanciare un messaggio senza nessuna cognizione di causa. 

Ma che cos’è quindi il “blackface? E perché ciò che in teoria voleva essere una manifestazione di solidarietà è invece diventato oggetto di aspre critiche?  

Con il termine “blackface” si indica una pratica nata nella prima metà dell’800 negli Stati Uniti e legata agli spettacoli dei cosiddetti “minstrels” (menestrelli). Durante queste rappresentazioni teatrali, attori bianchi erano soliti dipingersi la faccia di nero per rappresentare gli schiavi provenienti dall’Africa, molto spesso dipinti come goffi, esagerati o addirittura spaventosi. Per questo motivo, l’immagine dell’uomo bianco con la faccia dipinta di nero ha contribuito alla creazione e alla diffusione di stereotipi infondati e dannosi nei confronti della comunità afroamericana.  

Alla luce di ciò, l’utilizzo inconsapevole del “blackface sarebbe pertanto da condannare in quanto residuo culturale di un’epoca in cui le persone nere erano relegate ai margini della società, discriminate per il colore della loro pelle e la loro provenienza, nonché ridicolizzate pubblicamente. La pratica di truccarsi per far sì che la propria pelle appaia più scura affonda le sue radici in un passato fatto di schiavitù e razzismo istituzionalizzato che rappresenta tutto ciò che il movimento BLM si propone di combattere, risultando pertanto in un paradosso che non porta nessun contributo alla causa, ma anzi la sminuisce. 

Sulla scia delle proteste antirazziste, numerose serie televisive molto conosciute anche in Italia, come The Office, Community e Scrubs, hanno proceduto a rimuovere episodi contenenti scene in cui i personaggi apparivano in “blackface”, dimostrando così un’importante presa di coscienza da parte dell’intrattenimento mainstream e mettendo in chiaro la necessità di aprire un dibattito sul tema. 

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